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Articoli e tutorial su tecniche modellistiche, fotografiche, di colorazione.

Rete metallica in scala 1:35

Il Ponte.

Per l’ultimo diorama ho provato a realizzare un tratto di recinzione metallica in rete. A parte le possibilità aftermarket, ho cercato di utilizzare materiale facilmente reperibile, pensando di non aver problema a trovare qualcosa di utile.

In realtà, trovare una rete metallica in scala si è dimostrata un’operazione non banale, perchè benchè i brico centers e le ferramenta siano piene di “reti”, quasi nessuna è in una scala accettabile. Alla fine, dopo un discreto numero di ricerche, la fortuna ha voluto che trovassi della rete in alluminio per zanzariere, che si è dimostrata un’ottima soluzione. Se trovate un ferramenta che ne sia fornito e tanto gentile  da venderne una quantità “modellistica”, siete a posto!

Per la colorazione e l’invecchiamento, potete procedere come volete, io per andare sul sicuro sono partito comunque da una solida base di primer Vallejo, per evitare rischi di scheggiature del colore durante il trattamento.

AFV Stryker & Border Break

Il bidonatore: bidoni in 1/35 fatti in casa.

Per il diorama della Campagna MAB (http://custom.ultramini.net/2011/04/14/campagna-mab-seconda-guerra-di-secessione-wip-diorama/) ho voluto aggiungere un paio di bidoni in 1/35, che fanno sempre molta scena.

Ovviamente il mercato delle resine è pieno di bidoni in 1/35 bellissimi, di tutti i tipi e in tutte le condizioni, nuovi, schiacciati, forati, eccetera.

In un ottica di sperimentazione però ho voluto provare a costruire io un semplice strumento per realizzare dei bidoni “fatti in casa”. L’obiettivo non è quello di riprodurre il livello di dettaglio dei bidoni in resina, ma piuttosto di predisporre delle basi utili quando vanno realizzati bidoni molto rovinati o schiacciati o si necessita per forza di bidoni vuoti. Continua la lettura di Il bidonatore: bidoni in 1/35 fatti in casa.

In prova le lampade full spectrum per dipingere.

Oggi sono arrivate le lampade a risparmio energetico della Androv che ho ordinato su eBay. Il produttore le pubblicizza come lampade “full spectrum” con una resa dei colori e una temperatura del bianco molto vicina a quella della luce naturale. Dai dati di targa, le lampade a consumo energetico standard hanno un indice CRI (http://en.wikipedia.org/wiki/Color_rendering_index) inferiore ad 80 nel migliore dei casi. In teoria, un maggiore indice CRI dovrebbe rappresentare una migliore resa dei colori, ma soprattutto minor affaticamento durante il lavoro. Le lampade Androv invece hanno un CRI dichiarato di 95, quindi molto vicine a quello della luce naturale.

Ma all’atto pratico, sono così migliori? Fin dalla prima accensione, direi di si. Il bianco è definibile in un solo modo “naturale” e nonostante la notevole luminosità (2440 lumen) la luce non infastidisce e non abbaglia. I colori in effetti appaiono oltre che molto naturali, più “definiti” con meno sovrapposizioni.

Androv Full Spectrum lamps: 2440lumen Cri 95 6000K

Ovviamente è difficile descrivere il risultato a parole, quindi ho provato a fare qualche foto:

Prima due foto con una lampada “natural light” da supermercato, la foto di sinistra è con il bilanciamento del bianco automatico, mentre quella di destra è stata fatta con il bilanciamento manuale, quindi in teoria quello più corretto:


Androv Full Spectrum lamps: 2440lumen Cri&gt&95 6000K
 Androv Full Spectrum lamps: 2440lumen Cri&gt&95 6000K

Queste due foto invece sono state fatte con le lampade Androv, sempre da sinistra con bilanciamento automatico e manuale:


Androv Full Spectrum lamps: 2440lumen Cri&gt&95 6000K
Androv Full Spectrum lamps: 2440lumen Cri&gt&95 6000K 

Il risultato interessante è che mentre nelle foto con il bilanciamento manuale la differenza c’è, ma è poca (come intuibile) in quella automatica è notevole. Questo dovrebbe indicare che in effetti le luci Full Spectrum rispettano più realisticamente la luce naturale.

Il risultato, in termini di affaticamento e di resa dei colori è davvero notevole e visto che il costo è praticamente identico a quello di una lampadina normale (circa 10€ al cambio per una lampadina da 45W) mi sento di consigliarne l’acquisto, ammesso di trovarle.

Questa è la cabina con la nuova illuminazione:

Androv Full Spectrum lamps: 2440lumen Cri&gt&95 6000K

A presto!

Nuova cabina di aspirazione per l’aerografo

Uno degli aspetti positivi del nuovo laboratorio è lo spazio e la possibilità di allestire una zona colorazione permanente e quindi una cabina di aspirazione adatta.

Detto questo, vista l’esperienza totalmente positiva della precendente cabinetta di aspirazione (cabina d’aspirazione per l’aerografo) ho deciso di replicare creandone una a misura.

Nuova cabina di aspirazione

La base è la stessa, cioè un contenitore multiuso, di quelli trasparenti che si trovano nei vari brico center (questo l’ho preso all’IKEA). Come ventola ho recuperato quella della vecchia cabina, visto che il potere aspirante era perfetto. Per completare ho aggiunto due luci, fissando due portalampade all’interno. Ora direi che la dimensione è perfetta, l’illuminazione rende il lavoro ideale e la finestra a portata di mano permette di portare fuori i vapori.

In pratica pronta per la prima seria sessione di lavoro, che sarà a base di Alclad.

Due parole specifiche sulle lampade: ho provato per la prima volta delle luci calde, rispetto alle solite fredde e devo dire che per ora mi sto trovando molto bene, faccio qualche altra prova e poi magari condivido le opinioni.

La cabina di aspirazione per l’aerografo.

Sembra incredibile, ma il modellismo non è un hobby così tranquillo come potrebbe sembrare. Magari non si corrono i rischi legati ai traumi da sport estremi, ma ci sono comunque un sacco di cose cui conviene prestare attenzione.

Cabina di aspirazione.

La principale fonte di problemi è sicuramente data dall’enorme quantità di sostante potenzialmente pericolose e tossiche con cui entriamo in contatto, a partire dalle colle (difficilmente rinunciabili) fino ai solventi per i colori (altrettanto indispensabili).

Continua la lettura di La cabina di aspirazione per l’aerografo.

Fotografare i modellini.

Mi sono reso conto che il tutorial sulla fografia delle action figures (Fotografare le action figures) che avevo scritto si può applicare tranquillamente anche ai modelli in plastica, quindi lo ripropongo anche a tutti i modellisti 😉

Consiglio anche di dare un’occhiata alla recensione sulle lampade full spectrum (Lampade full spectrum)

Costruirsi una valigetta per il modellismo.

Penso che uno dei problemi principali che si incontrano modellando, sia la mancanza di spazio e costruire una valigetta per il modellismo che tenga organizzato tutto, possa essere una buona soluzione.

Non ce n’è mai abbastanza e non è mai abbastanza organizzato. In più, diciamocelo, spesso noi modellisti siamo un po’ maniaci e ci piace avere tutte i nostri attrezzini bene in ordine ed allineati.

A questo si aggiunge poi che alcuni modellisti lavorano anche fuori casa, in particolare mi riferisco a chi frequenta club o ritrovi tra amici.

Essendo io un modellista fissato con l’attrezzatura e che lavora anche fuori casa ho voluto provare a trovare una soluzione, dotandomi di un “laboratorio portatile” per poter lavorare un po’ ovunque. Il risultato è stata una valigia per il modellismo, che potesse essere contemporaneamente capiente, funzionale e comoda. Continua la lettura di Costruirsi una valigetta per il modellismo.

Diluire i Vallejo Model per l’aerografo, ma non solo con l’acqua.

Tamiya Lacquer Thinner - Tamiya Tappo Giallo
Tamiya Lacquer Thinner - Tamiya Tappo Giallo

Più passa il tempo è più mi innamoro della finitura e della qualità dei colori Vallejo Model Color. Anche se inizialmente l’approccio ad aerografo con questi colori era stato un po’ problematico (qua l’articolo) ora, dopo un po’ di esperienza, mi trovo assolutamente soddisfatto.

Qual’è stato uno dei fattori determinanti? Il cambio di diluente da semplice acqua distillata ad acqua distillata + diluente per smalti.

Durante le prove fatte avevo notato che qualunque diluente per acrilici, se usato con i Vallejo (che sono acrilici, ma a base vinilica) non solo non produceva miglioramenti rispetto alla diluizione con acqua, ma a volte causava proprio disastri, come nel caso dell’alcool che faceva raggrumare il colore intasando l’aerografo. Avevo quindi continuato a diluirli con acqua distillata.

Il problema è che l’acqua da sola non permetteva diluizioni notevoli (sopra il 50/50 per capirci) e il colore tendeva a separarsi, rendendo tutto un po’ complicato.

L’idea è arrivata vedendo i video che girano in questo periodo e che parlano della tecnica della Color Modulation, dove per diluire i colori acrilici della Tamiya, viene utilizzato il diluente per Lacquers, quello della Tamiya nella tanichetta col tappo giallo.

Ovviamente il passo per provare con i Vallejo è stato breve e i risultati sono stati entusiasmanti. Continua la lettura di Diluire i Vallejo Model per l’aerografo, ma non solo con l’acqua.

Simulare la ruggine e le scrostature con la tecnica del sale.

Dopo aver tanto letto (e tanto visto ottime realizzazioni) ho deciso di provare anch’io la tecnica del sale per ottenere delle scrostature realistiche.

Il pezzo cavia ideale è stato il rottame dell’Hummer in 1/72 che andrà nel diorama del Armored Core. L’idea era quella di simulare una carcassa abbandonata, parzialmente carbonizzata e arrugginita.

La base di partenza è una macchinina in scala imprecisata, recuperata per 1€ in un negozio di giocattoli. Anche se non è esplicitato chiaramente, direi che la scala è verosimile, visto che il diorama sarà in 1/72.

tecnica del sale

Continua la lettura di Simulare la ruggine e le scrostature con la tecnica del sale.

Fixing a doll: aggiustare le articolazioni di una Royalty Fashion.

Questa sera ho provato a rimediare ad un piccolo incidente occorso alla Royalty Fashion della mia cara amica Idrusa, una ooaker eccezionalmente brava (flickr). La bambola in questione si era fratturata l’articolazione dell’anca, con conseguente distaccamento della gamba destra.

Purtroppo il tipo di frattura e la posizione erano abbastanza antipatici, in quanto lo spazio di manovra era molto limitato e il rischio era di incollare troppo, bloccando l’anca.

Alla fine ho deciso di forare i due pezzi e inserire un perno in ottone, fissato con bicomponente eposiddica 30 minuti e cianoacrilica per plastica, con attivatore.

Il risultato sembra soddisfacente e l’articolazione ha riguadagnato una buona solidità, tanto che la doll rimane in piedi da sola.

Su Utramini’s Anatomy ci sono le foto del passo-passo.